Foreste in cifre

Quanta foresta protetta è interessata dagli incendi boschivi?

Circa il 38% della foresta bruciata in Italia nel 2025 ricadeva nelle aree protette. Tre anni di dati ufficiali mostrano la portata, le variazioni e ciò che gli ettari da soli non possono dirci.

Migliaia di ettari di foresta protetta possono essere interessati in un solo anno. In Italia, l'agenzia ambientale ISPRA ha riportato 4.696 ettari di foresta bruciata nelle aree protette nel 2025. Sono quasi 47 chilometri quadrati e circa il 38% della superficie forestale italiana mappata come bruciata in quell'anno. Il rapporto annuale ISPRA documenta i dati.

L'Italia offre un caso di studio utile perché i rapporti annuali distinguono le foreste dagli altri habitat e individuano la sovrapposizione con le aree di conservazione. I risultati aiutano a capire sia quanta superficie boscata sia stata interessata sia cosa significhino i numeri per chi ne è responsabile.

Tre anni in cifre

La superficie forestale bruciata riportata nei siti protetti è diminuita nettamente tra il 2023 e il 2024, per poi aumentare di circa il 45% nel 2025. Anche dopo questo aumento, il totale del 2025 è rimasto inferiore a quello del 2023.

Il confronto annuale

Foresta bruciata nelle aree protette

Italia · 2023–2025 · totali annuali riportati in ettari

Superficie forestale bruciata riportata nelle aree protette italiane: 6.732 ettari nel 2023, 3.232 nel 2024 e 4.696 nel 2025.
Superficie forestale all'interno dei siti protetti, come riportata da ISPRA. Il dato del 2025 è convertito da chilometri quadrati: 1 km² = 100 ettari.Grafico: NuraGaze. Fonti: rapporti annuali ISPRA per 2023, 2024 e 2025.
Foresta bruciata riportata nelle aree protette italiane. Anni solari; ettari.
AnnoForesta bruciata (ha)
20236732
20243232
20254696

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Queste sono le stime aggregate riportate da ISPRA. Alcune suddivisioni per categoria nei rapporti sono incoerenti; il confronto usa sempre le righe aggregate. Leggi le fonti dei dati e i limiti.

Tre osservazioni non possono stabilire una tendenza di lungo periodo. Mostrano però perché scegliere un solo anno può cambiare la storia: il 2025 appare peggiore rispetto al 2024 e migliore rispetto al 2023. Serve una serie più lunga per comprendere come cambi l'andamento di fondo.

Il 38% di cosa?

La percentuale richiede un denominatore chiaro. Immagina 100 ettari di foresta italiana mappati come bruciati nel 2025. Circa 38 ricadevano nelle aree protette, secondo la sintesi ISPRA. Questo non significa che sia bruciato il 38% di tutta la foresta protetta. Per calcolarlo servirebbe la superficie totale della foresta protetta, compresi i boschi rimasti intatti.

La quota equivalente era di circa il 31% nel 2024. Misura dove si trovava la foresta bruciata, non la probabilità che un particolare sito protetto bruci. Il rapporto 2024 fornisce la stima precedente.

C'è un'altra distinzione utile. Nel 2025, ISPRA ha riportato 29.663 ettari di territorio bruciato nelle aree protette, comprendendo foreste e altre coperture del suolo. I 4.696 ettari di bosco rappresentavano circa il 16% di quel totale. Il 38% e il 16% descrivono la stessa superficie forestale rispetto a due totali diversi. Vedi la tabella 3.8 del rapporto annuale.

Come si misura la foresta

I ricercatori combinano tre mappe: dove è stato rilevato il passaggio del fuoco, dove cresce la foresta e dove si trovano i confini delle aree protette. L'area di sovrapposizione fornisce una stima della foresta protetta interessata dagli incendi.

ISPRA usa le osservazioni EFFIS delle aree bruciate e una propria classificazione forestale. Questa comprende diversi tipi di bosco, tra cui foreste decidue, latifoglie sempreverdi e conifere. Alcune formazioni alte di macchia mediterranea rientrano nelle classi forestali. La definizione conta quando si confrontano questi totali con statistiche prodotte da altre organizzazioni.

Anche le designazioni di protezione possono sovrapporsi: lo stesso bosco può appartenere a un parco e a un sito Natura 2000. Sommando i dati di ogni designazione si rischierebbe di contare il terreno più di una volta. Per questo il grafico usa l'aggregato di tutte le aree protette riportato dall'agenzia.

Anche la mappatura satellitare ha limiti. Gli elementi piccoli possono essere al di sotto della risoluzione delle immagini e il prodotto EFFIS sottostante può includere interventi di fuoco prescritto e bruciature per finalità ambientali. EFFIS spiega questi limiti. I dati descrivono l'impronta del fuoco mappata e vanno letti tenendo presente questo ambito.

Cosa succede dopo un incendio?

Un ettaro bruciato indica l'estensione dell'area interessata. Non dice quanti alberi siano morti, quali specie siano sopravvissute o quanto rapidamente si riprenderà la foresta.

Alcuni ecosistemi si sono evoluti con il fuoco e possono riprendersi naturalmente. Altri sono molto più sensibili. Incendi severi o ripetuti possono rendere più difficile la ripresa, danneggiare habitat e suoli e contribuire a cambiamenti duraturi nella vegetazione. La valutazione OCSE degli impatti degli incendi boschivi spiega perché le conseguenze ecologiche differiscano tanto tra luoghi.

Per la conservazione, le domande successive sono quindi locali: quali habitat sono bruciati, quanto gravemente sono stati colpiti e cosa sta ricrescendo? Monitorare la ripresa dà significato ecologico al dato di superficie. Considerare ogni ettaro bruciato come foresta persa definitivamente nasconderebbe queste differenze.

Le implicazioni per i gestori forestali

I dati offrono ai gestori un motivo per esaminare da vicino i propri siti. Non dimostrano se lo status di protezione in sé aumenti o riduca il rischio d'incendio. Un confronto corretto dovrebbe tenere conto di clima, vegetazione, terreno e gestione.

L'Agenzia europea dell'ambiente raccomanda di adattare prevenzione e ripristino alle condizioni locali. Questo può comprendere la gestione della vegetazione e la promozione di strutture forestali più resilienti al fuoco, coinvolgendo gruppi di conservazione e comunità locali nella pianificazione.

Il monitoraggio sostiene queste decisioni. Telecamere, satelliti e sensori possono aiutare a individuare possibili incendi, ma un'allerta richiede anche una posizione utilizzabile, una verifica e un percorso verso chi interviene. La rassegna tecnologica del GAO statunitense descrive sia il potenziale per interventi più precoci sia le difficoltà di copertura e comunicazione nei luoghi remoti.

Per una foresta protetta, un punto di partenza pratico è individuare habitat sensibili, aree difficili da osservare e il gruppo responsabile di verificare le allerte. La nostra guida alla copertura delle telecamere antincendio spiega le questioni di visibilità. Per uno sguardo geografico più ampio, esplora il territorio bruciato nella rete europea Natura 2000.

Fonti e approfondimenti

  1. Ecosistemi terrestri ed incendi boschivi in Italia: Anno 2023 ISPRA; anno solare 2023, tabella 2.6
  2. Ecosistemi terrestri ed incendi boschivi in Italia: Anno 2024 ISPRA; anno solare 2024, tabelle 2.2 e 2.8
  3. Ecosistemi terrestri ed incendi boschivi in Italia: Anno 2025 ISPRA; anno solare 2025, sezioni 2–3, pubblicato nel 2026
  4. Incendi boschivi: nel 2025 aumenta la superficie andata in fumo ISPRA; sintesi dei risultati del 2025
  5. Rapid Damage Assessment: mappatura delle aree bruciate e limiti EFFIS / Copernicus Emergency Management Service
  6. Understanding wildfire risk in a changing climate OCSE, 2023; sezioni 2.2 e 2.5.2
  7. Come rendere le foreste europee resilienti agli incendi lavorando con la natura Agenzia europea dell'ambiente
  8. Science & Tech Spotlight: Wildfire Detection Technologies US Government Accountability Office, 2025

Fonti verificate il 29 ottobre 2026. I rapporti italiani coprono anni solari completi. Grafico e calcoli: NuraGaze, usando i dati aggregati pubblicati da ISPRA. Tabelle delle fonti, conversioni e limiti.

NuraGaze fornisce software di allerta precoce e sistemi di monitoraggio degli incendi boschivi. Queste statistiche descrivono le superfici bruciate riportate e non misurano le prestazioni di un prodotto di rilevamento.

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